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Finanza · 4 min di lettura

DSO, DPO e capitale circolante: tre numeri per capire la cassa

Un’azienda in utile può restare senza liquidità. Tre indicatori semplici spiegano dove si ferma la cassa e su quali leve lavorare per liberarla.

Quando l’utile non si vede in banca

Capita spesso che il conto economico racconti un anno positivo e il conto corrente una storia diversa. La ragione sta quasi sempre nel capitale circolante: i soldi che l’azienda ha anticipato e non ha ancora recuperato, sotto forma di crediti verso i clienti e di magazzino, al netto di quanto a sua volta deve ai fornitori.

Misurare il capitale circolante in euro è utile, ma un importo assoluto dice poco se l’azienda cresce. Per questo si usano indicatori espressi in giorni, che mettono in relazione crediti, debiti e magazzino con i volumi di attività. Sono calcoli semplici, alla portata di qualsiasi amministrazione, e danno un linguaggio comune a direzione, commerciale e acquisti.

DSO: quanti giorni per incassare

Il DSO, days sales outstanding, indica quanti giorni passano in media tra la fattura e l’incasso. Si calcola dividendo i crediti commerciali di fine periodo per il fatturato del periodo e moltiplicando per il numero di giorni. Un DSO di sessanta con termini di pagamento concordati a trenta giorni dice, senza bisogno di altro, che i clienti pagano in media con un mese di ritardo.

Qualche attenzione rende il numero più affidabile. I crediti comprendono l’IVA mentre il fatturato di solito no, quindi conviene usare grandezze omogenee. Un periodo breve è influenzato da una singola fattura importante emessa a fine mese, per cui è meglio seguire una media mobile. E il DSO complessivo va sempre accompagnato dal dettaglio per cliente, perché spesso sono pochi nomi a spostarlo.

  1. 01 Crediti commerciali a fine periodo
  2. 02 Diviso fatturato del periodo
  3. 03 Per i giorni del periodo
  4. 04 Confronto con i termini concordati

DPO: quanti giorni per pagare

Il DPO, days payables outstanding, misura lo stesso fenomeno dal lato dei fornitori: quanti giorni passano in media tra il ricevimento della fattura passiva e il pagamento. Si calcola in modo analogo, dividendo i debiti verso fornitori per gli acquisti del periodo e moltiplicando per i giorni.

La tentazione di allungare il DPO per finanziarsi a spese dei fornitori è comprensibile, ma ha un prezzo. I fornitori pagati in ritardo tendono a proteggersi con prezzi più alti, condizioni meno flessibili o una priorità più bassa nelle consegne. L’obiettivo sensato non è pagare il più tardi possibile, ma pagare puntualmente alle condizioni concordate, e negoziare condizioni migliori quando ce n’è lo spazio.

Il DPO è utile anche come controllo interno. Un valore molto al di sotto dei termini concordati indica che l’azienda paga prima del necessario, magari per abitudine o perché salda le fatture appena arrivano; un valore che sale senza una decisione esplicita segnala spesso fatture ferme in approvazione.

L’obiettivo non è pagare il più tardi possibile, ma pagare puntualmente alle condizioni che si sono negoziate.

Il ciclo di conversione della cassa

Mettendo insieme i due indicatori, e aggiungendo i giorni medi di giacenza del magazzino per chi ne ha uno, si ottiene il ciclo di conversione della cassa: giorni di incasso più giorni di magazzino meno giorni di pagamento. Il risultato dice per quanti giorni l’azienda deve finanziare da sé la propria attività, tra il momento in cui paga e quello in cui incassa.

È un numero che si presta a buone conversazioni. Ridurlo di qualche giorno libera liquidità senza chiedere nuovo credito, e le leve sono chiare: incassare più in fretta, tenere meno scorte, allineare i pagamenti alle scadenze reali. Per un’azienda di servizi, senza magazzino, il ciclo si riduce alla differenza tra DSO e DPO, e il lavoro si concentra quasi tutto sugli incassi.

Esempio illustrativo: 75 + 40 − 60 = 55 giorni da finanziare.

Seguirli nel tempo

Questi indicatori danno il meglio quando si osservano nel tempo e non come fotografia isolata. Un DSO che sale di qualche giorno ogni trimestre è un segnale da prendere sul serio anche se il valore assoluto sembra accettabile, e un confronto regolare con i termini di pagamento concordati mostra quanto margine si stia davvero perdendo.

In Finance DSO, DPO e crediti per anzianità si calcolano automaticamente dalle fatture attive e passive e dagli incassi riconciliati, con il dettaglio per cliente, fornitore e società del gruppo. L’andamento è visibile mese per mese accanto alla previsione di cassa, e l’AI mette in evidenza i clienti che stanno allungando i tempi di pagamento prima che l’effetto si veda sul conto corrente.

Esempio illustrativo: il divario con i termini concordati si riduce trimestre dopo trimestre.

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